La festa del voto

 

 

UNA GRAVE CARESTIA

Saronno era un "borgo molto nobile et famoso. Terra insigne et molto popolosa di 540 fuochi", così è scritto nella "Informatione delle qualità et conditioni del borgo" compilata qualche anno prima che iniziasse la pesante carestia del 1570. Carestia causata dalla scarsità dei raccolti, dalle frequenti requisizioni di viveri per il mantenimento dei soldati, dal carico delle sempre crescenti imposte. La carestia colpì gran parte dell'Alto Milanese e anche Saronno. Nello stesso anno, San Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, il 23 aprile concluse la visita pastorale nel nostro borgo e volle che le giacenze di cereali, che si trovavano nella canonica della casa parrocchiale, venissero trasformate in pane da distribuire ai tanti affamati. A questo compito furono chiamati i deputati del Santuario che, in sette distribuzioni, consegnarono 5370 forme di pane. La carestia fu così forte che gran parte della popolazione ne soffrì e vi fu chi per sopravvivere mangiava la crusca. Alla carestia, l'anno successivo 1571, seguì una grave infezione di tifo, che colpì la popolazione già malnutrita e indebolita. L'infezione tifoidea si spense solo nella tarda primavera del 1572. Queste calamità, che avevano causato molti morti, avevano ridotto la popolazione del borgo che, come risulta dallo "stato d'anime" compilato dall'ottobre 1572 e al giugno successivo, era di 2465 abitanti, distribuiti in 486 famiglie di 5/6 membri. Si devono aggiungere i quattro preti addetti alla cura delle anime: Cesare Pagani curato, Biagio Buzzi vi-ce curato e i cappellani G. Pietro Crespi e Battista Visconti, i frati del convento di S. Francesco e le suore di clausura di S. Caterina. Gli anni che seguirono furono difficili per gli abitanti del borgo. Il clima instabile, il gran freddo durante gli inverni, le gelate in primavera e il caldo torrido, i temporali con grandinate in estate, influì parecchio sui raccolti e, pur non essendoci più la carestia, la vita di molti Saronnesi, soprattutto i meno abbienti, fu molto difficile. LA PESTE Gli abitanti del borgo non si erano ancora completamente ripresi dalle calamità precedenti, che dovettero affrontarne un'altra ben più grave e disastrosa: la peste bubbonica. La peste è sempre stata presente in Europa con piccole o grandi manifestazioni. E' difficile stabilire da dove provenisse, forse portata da qualche pellegrino contagiato venuto per il giubileo del 1575, forse dalle merci infette o dalle luride milizie d'oltralpe calate in Italia per le frequenti guerre. Iniziata nel Trentino nel 1575, si diffuse nelle Venezie, poi nella Bergamasca e sulle sponde del lago Maggiore e, successivamente, nei dintorni di Milano, a Melegnano, Monza, Saronno, Busto Arsizio, Seregno e infine in città. I germi pestiferi covarono a lungo non avvertiti o rinnegati. Quando esplose fu una pandemia di immani proporzioni. A Saronno il primo caso si scoprì in casa Boggiori il 23 agosto 1576. Il contagio si diffuse nel borgo con grande virulenza e i Saronnesi, per affrontare la calamità, si organizzarono. I rappresentati della Comunità, riuniti nella cappella di S. Rocco della chiesa parrocchiale, nominarono Giovanni Borromeo come "conservatore universale" o "provvisore" , aiutato dal capitano Cerare Homà di Caronno e dal podestà Cesare Mavero (o Manero). Venne subito allestito il lazzaretto, vicino alla chiesa di S. Antonio, con capanne di legno ricoperte di paglia, dove riunire gli appestati. Accanto al lazzaretto venne predisposto il cimitero che accolse i primi 46 morti di peste, mentre i successivi, non essendovi più posto, vennero sepolti nel cimitero del borgo accanto alla chiesa di S. Francesco. Il numero dei decessi fu elevato, 306 oltre i monatti e i forestieri dei quali non venne tenuto il computo. Il contagio e la diffusione della peste a Saronno fu causata da diversi fattori: dal mercato molto frequentato da tanti forestieri, dai viaggiatori che percorrevano le strade importanti che si incrociavano a Saronno e che qui sostavano, dallo scambio di merci provenienti da tante località, dalle frequenti processioni e funzioni religiose che si tenevano in Santuario alle quali partecipavano tanti fedeli. I commerci e le attività artigianali si fermarono e molti Saronnesi rimasero senza lavoro e senza reddito. Nella campagne i contadini scacciavano i proprietari e chi proveniva dal borgo per timore dell'infezione. Durante l'inverno l'epidemia rallentò, ma, al sopraggiungere della primavera, riesplose mietendo ulteriori vittime.

 

LE ORIGINI DI UNA TRADIZIONE

IL VOTO DI SARONNO ALLA BEATA VERGINE DEI MIRACOLI

A causa della peste i Saronnesi decisero di ricorrere alla loro Madonna dei Miracoli per chiedere la grazia della cessazione del terribile morbo. Il 23 maggio 1577 i rappresentanti della popolazione si riunirono ella cappella di S. Rocco nella antica chiesa parrocchiale e fecero voto solenne e perpetuo di digiunare nella vigilia della Annunciazione e, nel giorno della festa, 25 marzo, di recarsi in processione al Santuario della Madonna per offrire le candele e celebrarvi la messa solenne di riconoscenza. Il podestà fece stendere l'atto legale del Voto, fatto dal notaio G. Battista Posterla, e dispose che il Comune offrisse18 candele di prima qualità. I Saronnesi, anche in tempi calamitosi e difficili, hanno sempre osservato il Voto. Ogni anno si recano in Santuario per ringraziare la Vergine Maria per tutte le grazie che elargisce e per contribuire alla vita del Santuario, che Lei chiese di erigere: "...edifichi lì una chiesa in honore della Vergine Maria" aveva detto a Pedretto il primo miracolato (1460 circa). Lungo i 425 anni di osservanza del voto, sono state fatte delle modifiche, ma la sostanza è rimasta inalterata. Il digiuno della vigilia fu mutato in una offerta alla Madonna. Abolita la festa di precetto del 25 marzo, la celebrazione viene spostata nella domenica successiva. Negli anni in cui in questa domenica ricorre la Pasqua, la festa viene spostata alla domenica in Albis. La processione, a causa della situazione viaria, creatasi in Saronno con il sottopassaggio, e del traffico, non viene più fatta e i Saronnesi si ritrovano in Santuario per la solenne funzione religiosa. Anche l'offerta della cera è cessata da parecchio tempo ed è stata sostituita con un'offerta sostitutiva in denaro.

 

La poesia

EL VOTO A LA MADONNA

Quand che la peste l'ha faa foeu 'n macell

i Saronnatt gh'hann 'vuu 'l sò brutt moment:

che campanaven ghe n'è staa 'n bordell

e de cadaver n'hann miss via 'n spavent.

Quand s'hin trovaa coi pee dentr'in la foppa

s'hin stremii tucc e s'hin miss dree a pregà;

de la Madonna s'hin taccaa a la brocca

per fà dismètt la rogna da impestaa.

Cont i pateer, coi tanti invocazion,

un Quaighedun dal ciel l'ha guardaa giò;

forse cattaa da tanta devozion

l'ha tiraa via 'l castigh de sora 'l cô.

Toccaa dal coeur per tutti i guarigion

i Saronnatt hann faa 'na roba bona:

per tutt la vita 'n cer in procession

el portarann davanti a la Madonna!

Giuseppe Radice

 

Dal 2000, l'Amministrazione Comunale ha inteso ridonare significato all'antica Festa del Voto: il Sindaco, in rappresentanza della Città e a compimento del Voto, offre un cero alla Madonna nel corso della S. Messa solenne, cui è presente il gonfalone; l'offerta sostitutiva in denaro è stata adeguata. Durante la giornata, l'Assessorato alla Qualità della Vita, nell'àmbito delle iniziative per la riscoperta delle tradizioni locali, organizza manifestazioni di contorno alla ricorrenza religiosa (come nel 2000, un'esposizione di opere realizzate dai "madonnari", poi donate alle Parrocchie).

 

 

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